2025-04-04



















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La Fiera dei vasai a Bucarest
(2010-06-08)
Ultimo aggiornamento: 2010-07-13 18:10 EET
Targul olarilor Ogni inizio estate, la capitale romena Bucarest ospita diverse fiere degli artigiani. Di recente, il Museo Nazionale del Villagio ha organizzato la seconda edizione della fiera dei vasai, che ha riunito noti maestri artigiani, giunti da tutte le regioni della Romania che vantano una lunga tradizione in questo campo. La tradizione di trasformre l’argilla in vasi, vasetti, piatti, tazzine e quant’altro è molto vecchia e i segreti della ruota del vasaio e del suo forno non smettono mai di destare l'ammirazione di chi che ama l’arte autentica. Una volta, la gente prendeva l'argilla da posti speciali, ne aggiungeva acqua e la miscellava per bene. Dalla pasta così ottenuta erano tolte poi le impurità, dopo di che veniva tagliata a fette, le quali venivano lavorate sulla ruota. Alle donne spettavano le decorazioni dei vasi.

Eufrosina Vicsoreanu è giunta a Bucarest dal villaggio che sia chiama proprio Olari (Vasai, in romeno), appartenente al comune di Horezu, in provincia di Valcea, nel sud della Romania, famosa per questa tradizione. Zia Eufrosina ha 72 anni e lavora l’argilla da sempre. La cosa che le piace di più e decorare i vasi con i simboli specifici della zona di Horezu: il gallo, l’albero della vita, le ragnatele, le stelle e tanti altri. A casa, a Olari, zia Eufrosina ha un autentico museo di oggetti in ceramica, visitato da centinaia di persone. Oltre 300 oggetti sono esposti qui, solo per essere ammirati, e non venduti. Alcuni - vecchi da oltre 100 anni – furono lasciati in eredità dai famigliari.

“Io lavoro da sempre. Sono nata nella bottega dei miei genitori e sono cresciuta vedendoli lavorare. Ho semplicemente amato questo lavoro. Quando mio padre tirava fuori gli oggetti dal forno, brillavano che sembravano delle stelle. Me lo ricordo come se fosse stato ieri. E così, man mano, ho imparato anch’io il mestiere. All’inizio ho cominciato per gioco, ma poi ho iniziato ad aiutare i miei genitori nella preparazione della pasta d’argilla e nelle cose più facili da fare finché, un giorno, ho comiciato a fare le decorazioni e il modellaggio... Poi ho sposato un ragazzo che pure lui lavorava l’argilla e facevamo a gara con le ruote messe una vicina all’altra. Sono stata in molti Paesi. In Francia ho lavorato per tre mesi. Sono stata anche in Austria, Ungheria e dappertutto il nostro stile – lo stile Vicsorean – è stato molto apprezzato. Ora non sono più così giovane, ma mi piace ancora lavorare. Quando lavoro, lavoro con calma, non vado mai di fretta perché voglio che dalle mie mani esca qualcosa di bello, perché voglio che rimanga qualcosa di bello dopo di me”, racconta Eufrosina Vicsoreanu.

Valerica Ene, della provincia di Arges è un’altra signora non più giovanissima, la quale, ogni volta che partecipa alle fiere, spiega agli interessati come si prepara l’argilla e per quale miracolo escono dalle sue mani vasi e piatti così belli. “Ho fatto di tutto, dalle tazzine fino a vasi da 200 litri. Così, ho vissuto la mia vita lavorando l’argilla. Solo che i vasai non sono più in tanti. Adesso vengono portati più oggetti dall’estero, in plastica e altri materiali e così, i nostri vasi di terracotta non sono più tanto ricercati. Nel mio paesino tutta la gente faceva questo mestiere, solo il prete e gli insegnati non lavoravano l’argilla. Ora, invece, siamo rimasti solo in due. Che dire? Era bella la vita che facevamo. Andavo nei mercati a vendere i miei vasi, con il carretto. Così mi guadagnavo la vita. In autunno portavamo a casa cereali, frutta, quello che ci serviva. Si viveva cosi ed era bello!”, ricorda da parte sua Valerica Ene.
 
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