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George Emil Palade - un Nobel romeno |
(2012-12-10) |
Ultimo aggiornamento: 2012-12-18 13:27 EET |
Tra i connazionali di fama internazionale si annovera anche l'unico romeno insignito del Premio Nobel. Si tratta dello scienziato George Emil Palade, nato a Iasi, nell’est della Romania, proprio cent’anni fa, il 19 novembre del 1912. Il Nobel lo vinse nel 1974, assieme ad altri due ricercatori, Albert Claude e Christian René de Duve, per i loro successi nel campo della medicina.
George Emil Palade, che si è stabilito negli Stati Uniti negli anni 1945-1946, è considerato uno dei fondatori della biologia cellulare. Inoltre, nel 1953 ha scoperto il ribosoma, particella subcellulare che reca il suo nome. Docente all’Università di Yale quando vinse il Nobel, Palade si era formato come medico in Romania, all’Università Carol Davila di Bucarest, dove aveva anche praticato il mestiere durante il periodo interbellico fino alla partenza.
Dal 1942 al 1945, Palade aveva servito nel Corpo Medico dell’Esercito Romeno. Dopo aver sposato Irina Malaxa, partì per gli Stati Uniti, dove fu assunto come ricercatore all’Istituto Rockefeller di New York. Qui conobbe Albert Claude, che diventerà il suo mentore e assieme al quale vinse il Nobel. Palade riconobbe sempre il valore della sua formazione in Romania, che lo aiutò a rendersi noto nell’ambiente accademico americano.
„E’ vero che si può diventare uno scienziato famoso dopo essere cresciuto in Romania. Come lo furono Victor Babeş, Paulescu, Emil Racoviţă. Alcuni di loro hanno praticato il proprio mestiere in Romania, altri all’estero. Il materiale umano esiste, l’educazione basilare è soddisfacente, e l’educazione superiore va migliorata. Specialmente la libera circolazione dei ricercatori, le possibilità di lavorare e di collaborare all’estero vanno ampliate”, diceva Palade.
Dal 1973, un anno prima di essere insignito del Nobel, Palade era docente all’Università di Yale.
„Ricevetti la notizia mentre ero a Halifax, nella Nuova Scozia, dove dovevo sostenere una serie di conferenze, su invito dell’università locale. Pochi minuti prima della seconda conferenza, il mio amfitrione mi disse che la mia segretaria di Yale mi aveva telefonato molto agitata per comunicarmi qualcosa di molto importante. Parlai con lei e mi disse che ero stato insignito del Premio Nobel. Le chiesi di calmarsi, di verificare la notizia e di richiamarmi. Dopo di che, andai a sostenere la conferenza. Dopo la conferenza mi fu detto che la segretaria è ancor più agitata e che devo assolutamente parlare con lei. Questa volta aveva controllato e la notizia era ufficiale”, ricordava lo scienziato.
Sui contributi capitali recati da George Emil Palade alla conoscenza della cellula umana, ci parla una delle sue collaboratrici, l’accademico Maia Simionescu.
„La cellula era come una scatola nera con un grande lucchetto, impossibile da aprire perchè mancavano i mezzi tecnologici. Era giunto finalmente il momento di aprire questa scatola e iniziare ad esplorarla. L’idea era di smembrare la cellula nelle sue componenti, isolare ogni elemento in parte per studiare con il microscopio elettronico la struttura, la biochimica, e poi dedurre la funzione di ogni singolo elemento. Palade si ispirò alla pratica gastronomica di sua madre e di sua zia. Quando si prepara la confettura, la frutta si tiene intera in una soluzione concentrata di zucchero. E a Palade venne l’idea di mantenere gli elementi della cellula così e di centrifugarli in una soluzione concentrata zuccherosa, come si fa per la confettura. Il procedimento si usa ancora ed è subito stato adottato da tutti i laboratori”, racconta Maia Simionescu.
Dal 1990 Palade ha lavorato all’Università San Diego della California. Nel 2008, alla sua morte, la famiglia gli ha rispettato il desiderio di versare le sue ceneri, metà ad Aspen, in Colorado, dove trascorreva le vacanze, e l’altra parte in Romania, nei Carpazi, dove gli piaceva da giovane salire sui Monti Bucegi, soprattutto sulla cima chiamata “Varful cu Dor” (La Vetta della Malinconia).
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