2025-04-04



















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Il giornale e il giornalismo nell'opera di Caragiale
(2012-03-20)
Ultimo aggiornamento: 2012-03-27 15:50 EET
Anul Caragiale (di Carmen Velcu) Nel 2012, la cultura del nostro Paese celebra l’Anno Caragiale, rendendo omaggio al sommo drammaturgo classico romeno, Ion Luca Caragiale, per il centenario della sua morte e 160 anni dalla nascita. Ma Caragiale ha praticato anche il giornalismo sotto tutte le sue forme, quasi inninterrottamente, per trent’anni, fino all’espatrio. La conoscenza del fenomeno dal di dentro, gli servì come costante fonte di ispirazione. Nel suo articolo “La libertà della stampa” del 1907, Caragiale scriveva: “… non ho avuto al mondo altro protettore che la libertà della stampa….Fedele a questo unico e buon protettore, non avrei mai potuto passare dalla parte di chi crede che deve colpirlo…”

Sono significativi per illustrare il credo giornalistico e civile del grande scrittore, i titoli di alcuni suooi articoli, come “Il capriccio e la politica”, “Politica e cultura”, “Il pubblico del Teatro Nazionale”, “La morale e l’educazione”, “I liberali e i conservatori”, “Su chi si appoggia il governo”, “Tra le quinte della questione nazionale”, “La politica in tutto”, “La scuola e la famiglia”, fino al pamphlet politico “1907 dalla primavera all’autunno”.
Il concetto di Caragiale sul giornale e il giornalista emerge dalla propria esperienza strettamente connessa alle sue opzioni politiche.

Gli inizi pubblicistico-letterari risalgono al 1873. Ma la sua uscita nella grande arena pubblicistica avviene con l’assunzione come redattore al giornale “Timpul” (1878), dopo aver collaborato a pubblicazioni quali “Telegraphul”, “Alegatorul liber”, “Unirea Democratica”. La collaborazione con la società culturale “Junimea” e la sua rivista “Convorbiri literare” furono di buon auspicio per Caragiale. Accanto al narratore Ioan Slavici e al poeta George Cosbuc, guidò la rivista “Vatra” (1894-1896), ma scrisse anche sulle pagine di importanti pubblicazioni quali “Universul” e “Romania libera”.

L’universo dei personaggi letterari di Caragiale somiglia a un caleidoscopio in cui ruotano ceti sociali, età e professioni, atteggiamenti diversi. Le sue, sono commedie di costume. I costumi e i vizi di un mondo, di un sistema, sotto la lente della sua satira. Tra i personaggi che popolano la sua opera, accanto a commercianti, apprendisti, piccoli e grandi proprietari, capitani della guardia civile, impiegati, casalinghe, signore che nutrono ambizioni sociali e politiche, elettori e “candidati”, ci sono i politici e i giornalisti. Avendo tutti l’impressione di “partecipare” alla vita sociale e politica, essendo in realtà attratti nel vortice di idee e interessi, cui cadono vittime.

E’ il caso del personaggio Rica Venturiano, della commedia “Una notte di tempesta”, che ebbe il debutto nel gennaio del 1879 al Teatro Nazionale di Bucarest. I costumi della piccolo borghesia dell’epoca formano la sostanza di questa prima commedia di Caragiale; istituzioni anacroniche, idee e nozioni compromesse sono al centro dei colloqui pubblici o privati, tutto facendo parte di una farsa sulla famiglia, la politica e la società romena attorno al 1880. In questo contesto socio-politico Rica Venturiano, un personaggio perfettamente adeguato all’epoca, è giornalista, poeta nel tempo libero, studente di legge e piccolo funzionario, aspirante politico; un personaggio ridotto alle parole, autore di tirate patriottarde, da impressionare la piccola borghesia.

Nell’atto unico “Messer Leonida e la reazione”, Caragiale fa il ritratto di un piccolo borghese in pensione e della realtà politico-sociale che alimentava le sue idee fisse, in cui la stampa aveva un ruolo essenziale. Anche per Leonida, il giornale “Aurora democratica” entrava nelle abitudini quotidiane. L’interesse per il giornale che gli assicura il legame col mondo è una costante del personaggio di questa farsa.

Con la commedia “Una lettera smarrita” (1884), Ion Luca Caragiale realizza la sintesi, la critica esauriente dei costumi politici e familiari di un mondo, nella Romania degli anni 1880-1890. L’autore sceglie come momento della trama quello delle elezioni per la Camera che doveva modificare la Costituzione e la Legge elettorale, nel 1883. Nella lotta per il potere in cui le parti coinvolte usavano tutto l’arsenale richiesto dal mantenimento “dell’ordine pubblico”, la stampa occupava il suo ruolo ben preciso. Il brillante esponente di questo mondo, direttore del giornale “Racnetul Carpatilor” (“Il grido dei Carpazi”), è Nae Catavencu, l’arrivista politico per definizione. Catavencu desiderava disperatamente diventare deputato, per cui usava ogni mezzo.

L’avvocato e giornalista Catavencu è un demagogo abile e furbo, molto inventivo, maestro del verbalismo e dell’arroganza, ideatore di intricate macchinazioni, pronto a minacciare, ricattare, mentire e falsificare, nonostante si pretenda onesto e nonostante chieda moralità agli altri, capace di qualsiasi compromesso, pur di raggiungere il suo scopo. L’autore fa di Catavencu l’esponente della demagogia. E se lui non era ancora riuscito a raggiungere la sua meta politica, la prospettiva del successo esiste. La prova viva ne è un altro personaggio, Agamita Dandanache, il deputato che era riuscito ad essere eletto, usando lo stesso metodo del ricatto con documenti di valore, pubblicati sul giornale “Razboiul” (“La guerra”).

Anche nelle sue opere narrative di brevi dimensioni, chiamate “Schite” e “Momente”, Caragiale offre uno straordinario repertorio di personaggi, che si contraddistinguono per una tipica oralità e che sono eloquenti per i ceti sociali che rappresentano. Lo scrittore ha coltivato per trent’anni, a partire dal 1877, questo tipo di racconti brevi, concentrati, imponendo nella letteratura romena una nuova specie - il momento.

Accanto alla figura centrale di questo tipo di racconti satirici, quella del piccolo borghese, il giornale e il giornalista occupano un posto importante. In racconti quali “Reportage”, “Ultima ora”, “Tema e variazioni”, l’autore evidenzia come nella la stampa in generale, il giornale e il giornalista, in particolare, diventavano oggetti di strumentalizzazioni venali, se non proprio il motore di malversazioni a gravi conseguenze politiche e sociali.

Fedele al suo credo, Ion Luca Caragiale chiedeva ai giornalisti “onestà e grammatica – queste sono le prime condizioni di una buona stampa. Chi vuole, può avere anche delle idee. Ma non è obbligatorio”.
 
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