2025-04-04



















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Arti e artigiani a Medias, violini da collezione a Bucarest
(2011-12-20)
Ultimo aggiornamento: 2011-12-27 14:34 EET
Medias (di Christine Lescu e Ana Maria Cononovici) Attestata nei documenti per la prima volta nel 1267, la città di Medias (centro) fu fondata da coloni sassoni e diventò rapidamete una delle sette cittadelle del genere in Transilvania. Col tempo, si sviluppò un’intensa vita commerciale e non solo. Gli artigiani – seguendo l’esempio di altri borghi medievali occidentali – si organizzarono in associazioni di arti e mestieri. Quando apparsero queste arti e qual’era il loro ruolo sociale, oltre a quello professionale, abbiamo appreso da Angela Paucean, museografo - responsabile presso il Museo Municipale di Medias.

“Medias, cittadella medievale, ebbe associazioni di arti e mestieri dal 1501, quando si nota l’esistenza di sei organizzazioni del genere. Nel 1698 se ne arrivò ad un numero impressionante - 33 arti. Gli artigiani, esclusivamente sassoni, erano stati costretti ad organizzarsi dal punto di vista professionale, per risolvere numerosi problemi legati all’approvvigionamento, alla concorrenza, allo sviluppo della produzione e alla qualità dei prodotti. Le associazioni avevano uno statuto ben definito, che stabiliva tutti i rapporti di produzione, ma anche quelli sociali, sia all’interno che al di fuori dell’arte. I capi avevano attribuzioni professionali – controllare le tecnologie di lavoro, la qualità dei prodotti, il loro sbocco, ma anche attribuzioni civiche. L’associazione ebbe più componenti, tra cui vorrei ricordare quella religiosa. L’arte disponeva del proprio altare pieno di candele e oggetti decorativi, e i soci dovevano partecipare alle cerimonie religiose. Inoltre, l’organizzazione rappresentava una forma di aiuto reciproco. Ogni membro doveva pagare una tassa di iscrizione e periodicamente, altri contributi”, ha spiegato Angela Paucean.

La prima corporazione delle arti e mestieri attestata a Medias fu quella dei tessitori, ricordata per la prima volta nel 1456. Inoltre, esistevano le arti dei bottai, dei maniscalchi, dei muratori, dei macellai, dei vetrai e dei tessitori di lana. Col tempo, la fama degli artigiani di Medias ha superato la zona strettamente locale.

“I contratti, ad esempio, tra l’arte dei calzolai di Medias e quelle delle altre località vicine, erano approvati proprio dal Senato della cittadella. In più, nella seconda metà del XVIIIesimo secolo, in seguito alle decisioni prese dall’imperatrice Maria Teresa d’Austria, apparvero a Medias calzolai tedeschi che facevano concorrenza ai sassoni del posto. Tramite una legge locale del 1793, sono stati regolamentati i rapporti tra le due categorie rivali. All’epoca, Medias era sotto il dominio dell’Impero Austro – Ungarico e i prodotti degli artigiani sassoni arrivavano in molte parti dell’impero, essendo molto apprezzati e facendo concorrenza alle corporazioni locali”, ha aggiunto la nostra ospite.

Ogni arte aveva a disposizione una torre di difesa, per proteggere la cittadella in caso di attachi esterni. La loro organizzazione rigorosa e la disciplina li aiutavano in situazioni del genere. I romeni rappresentavano circa il 36% della popolazione di Medias, ma non sono mai stati membri delle corporazioni artigiane.

“Al loro insediamento in Transilvania, i sassoni vennero con le loro regole ben stabilite, come anche lo statuto dell’arte. Esisteva adirittura un notaio della corporazione che aveva il dovere di redigere i verbali. I membri dovevano svolgere l’attività all’interno dell’arte, ed erano responsabili per tutto quello che facevano. Più tardi, anche il resto della popolazione ha adottato il modello delle arti, ma a Medias queste erano esclusivamente sassoni”, ha concluso Angela Paucean.

Intorno al 1767, le corporazioni di arti e mestieri iniziano a decadere. Sono rimasti a testimoniare la loro gloria d’altri tempi e la loro importanza per la comunità sassone di Medias le iscrizioni e i gonfaloni. Inoltre, le torri di difesa delle arti sono ancora in piedi e possono essere visitate.

Ci spostiamo a Bucarest per parlare di un’altra arte – quella della musica. Di recente, la Sala Concerti di Radio Romania ha ospitato il Festival „Violini da collezione”, che ha avuto come “protagonisti” strumenti firmati da Gagliano, Guarneri o Stradivari, suonati da valenti artisti romeni, tra cui Bogdan Zvoristeanu, Remus Azoitei, Stefan Horvath, Gabriel Croitoru e Alexandru Tomescu. Nel concerto inaugurale, l’Orchestra da Camera della Radio, diretta da Tiberiu Soare, ha proposto musiche di Mozart, Pachelbel, Grieg, avendo come solista il violinista Bogdan Zvoristeanu, che ha sostenuto anche un recital assieme alla pianista Clara Cellich. Anche l’Orchestra Nazionale di Radio Romania è salita sul palco, avendo come ospiti il violinista Remus Azoitei e il direttore d’orchestra Christian Badea, con un recital dedicato a Dediu, Mendelssohn e Strauss.
Viori de colectie la Sala Radio
Cosa significa suonare un violino famoso? “Il mio violino, costruito nel 1735 dal liutaio napoletano Nicolò Gagliano, fa parte della collezione di strumenti a corde dell’Accademia Reale di Londra, che possiede una delle più importanti collezioni di strumenti cremonesi del mondo e sono onorato di essere tra i pochi a suonare questo violino”, dice il violinista Remus Azoitei, che è anche docente presso l’Accademia Reale di Londra.
Qual’è la differenza tra un violino da collezione e uno normale? “La differenza più grande è data dalla capacità di chi suona di valorizzare al massimo le qualità dello strumento, il suo cuore, la sua anima. Sicuramente, uno strumento di spicco che si distingue per la qualità della manifattura e del legno usato, rappresenta un valore aggiunto nella sala da concerto. Lo strumento che suono ha un tono basso se la sala è piccola, ma se la sala è grande si trasforma completamente. Questa è una particolarità degli strumenti italiani vecchi e di grande valore”, spiega l’artista.

Il programma del concerto di Remus Azoitei presso la Sala da Concerti di Radio Romania ha incluso l’opera “Atlantide” di Dan Dediu, presentata in prima quest’anno al Festival Internazionale “George Enescu”. Il recital è continuato con il “Concerto in mi minore per violino ed orchestra”, opera 64, di Mendelssohn. Nella seconda parte del concerto è stato presentato il poema sinfonico “Così parlò Zarathustra”, opera 30, di Richard Strauss.

Il violinista Stefan Horvat e il pianista Horia Mihail hanno eseguito creazioni di Brahms, Ceaikovski, Kreisler e Saint – Saens, mentre il violinista Gabriel Croitoru, accompagnato da Valentin Gheorghiu al pianoforte, ha presentato un programma Beethoven, Frank ed Enescu. Gabriel Croitoru suona un violino Guarneri, del 1730.

Dopo una decina di giorni di concerti, il Festival “Violini da Collezione” si è concluso il 2 dicembre con un concerto dedicato alla Festa Nazionale della Romania, celebrata il 1 dicembre. Il violinista Alexandru Tomescu ha eseguito con il suo violino Stradivari Elder-Voicu la Rapsodia romena numero 1 in La maggiore, opera 11, di George Enescu, il Concerto in La minore per violino ed orchestra”, opera 53, di Antonin Dvořák e la Sinfonia numero 1 in do minore, opera 68, di Brahms.
 
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